Neurologia

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I Settori di Neurologia e di Medicina Integrata  sono curati dal dott. Ruocco Aldo che, in tali campi,  vanta un’esperienza di oltre 40 anni. Egli è coadiuvato dalla Dott.ssa Claudia Ruocco ( Psicologa e Psicoterapeuta ) e dalla terapeuto di Medicina Olistica Bellomo Antonia.

Principali patologie trattate:

  • Nevrosi            –   Ansia
  • Depressione   –   Cefalee
  • Nevralgie        –   Insonnia
  • Epilessia – Vasculopatie cerebrali
  • Polineuropatie
  • Disfunzioni neurogene del pavimento pelvico (neuropatia del n. pudendo – vescica neurologica)
  • Patologie dello spettro autistico dei bambini ( tecnica ABA ).
  • Sindrome di Gilles de la Tourette
  • Patologie neurodegenerative ( disturbi cognitivi, Demenza  di  Alzheimer, Parkinson etc…), nelle quali vengono eseguiti  anche  Test di valutazione neuro-psicologica per un migliore inquadramento delle varie forme.

Le varie patologie ma, in particolar modo le patologie neurogene del pavimento pelvico  e le malattie neurodegenerative, vengono curate, oltre che con tradizionali farmaci allopatici anche con rimedi di tipo naturale ( omeopatici, omotossicologici, fitoterapici ) che, per la loro grande azione antiossidante, anti-radicali liberi, drenante e disintossicante, risultano essere di grande utilità in questo tipo di malattie.

TRATTAMENTO DELLE DISFUNZIONI DEL PAVIMENTO PELVICO

Viene eseguito mediante stimolazione elettromagnetica  con risultati molto incoraggianti; ad essa vengono associati  controlli  neurologici e psicologici per cui i pazienti,  dal loro primo ingresso nello Studio,  vengono regolarmente monitorati e seguiti nel loro percorso di cura, anche mediante contatto telefonico al quale ogni paziente può ricorrere nella fascia oraria 9.00-20.00. Questo tipo di trattamento risulta essere molto utile nella cura delle neuropatie in genere, in quelle del nervo pudendo e nella  vescica neurogena.

 

DISTURBI COGNITIVI  nella  MALATTIA DI  ALZHEIMER  E  PARKINSON

I disturbi cognitivi sono alterazioni delle più alte funzioni cerebrali quali intelligenza, attenzione, memoria, abilità di giudizio, pianificazione, programmazione delle attività e funzioni prassiche (successione delle attività), abilità visuospaziali, linguaggio, lettura e scrittura.

In età adulta un’alterazione di tali funzioni causa non poche difficoltà nell’adattamento socio/lavorativo, specialmente quando associata ad ansia, insicurezza e depressione.

Se il decadimento cognitivo è lieve, si ha una condizione clinica caratterizzata da una sfumata difficoltà in uno o più domini cognitivi (memoria, attenzione o linguaggio), tale però da non compromette le normali attività di una persona.

Questo status viene definito con l’acronimo inglese MCI ( Mild Cognitive Impairment ).
Frequentemente, i pazienti affetti da MCI presentano un significativo deficit di memoria, che può accompagnarsi ad un minor coinvolgimento di altre funzioni cognitive, quali il linguaggio, le abilità visuo-spaziali, le funzioni esecutive, le capacità di ragionamento.

Le persone con MCI di solito incontrano qualche difficoltà ad ultimare alcuni compiti complessi. L’MCI è un fenomeno tutt’altro che unitario e generalmente si riferisce a uno stato di transizione tra il normale invecchiamento e la demenza lieve. Per tale motivo, alcuni pazienti, possono avere difficoltà nel ricordare avvenimenti o fatti avvenuti poche ore o pochi giorni prima, oppure avere difficoltà durante una conversazione, o avere momenti di disorientamento, perdita di interesse nelle proprie attività abituali, nei propri hobbies, con possibile tendenza depressiva e disturbi del sonno.

Classificazione del MCI
– MCI amnesico: quando la persona lamenta un deficit di memoria isolato.
– MCI non amnesico: quando la persona presenta un deficit isolato in una dominio cognitivo diverso dalla memoria, quale attenzione, linguaggio o funzioni esecutive.
– MCI multidominio: quando la persona presenta deficit in più di una funzione cognitiva.

Come fare la diagnosi ?

L’esame neuropsicologico è, sicuramente, un test di grande utilità per valutare un disturbo cognitivo; esso consiste nella somministrazione di una serie di test ( semplici domande, calcoli, elaborazione o riproduzione di  immagini da parte del paziente ) che valutano alcune tra le più importanti funzioni cognitive (memoria, attenzione, linguaggio, funzioni esecutive, funzioni visuo-spaziali e prassiche, ragionamento logico, memoria di lavoro, etc.). A questi test viene dato poi un punteggio ( più o meno significativo ) che va valutato e integrato con ulteriori indagini ( RMN, TAC, SPECT ), da parte dello specialista.

Abbiamo visto come il declino cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment, MCI) è una condizione clinica caratterizzata da un peggioramento della funzione cognitiva, della memoria e del pensiero, che non interferisce con le abilità funzionali, consentendo una vita autonoma e indipendente. Circa il 10-15% degli anziani presenta un MCI che non  progredisce verso la demenza; tuttavia questa condizione costituisce un fattore di rischio ed è da considerarsi un campanello di allarme per il possibile sviluppo verso  una forma di demenza di Alzheimer.

Demenza di Alzheimer

Poche parole su questa forma che rappresenta la più comune forma di demenza caratterizzata, inizialmente, da un declino cognitivo,  perdita della memoria a breve termine con parziale conservazione della memoria a lungo termine; con il progredire della malattia, il deficit nella memoria a breve termine è seguito da un declino nel risolvere problematiche, del giudizio, nella  mancanza di motivazione e capacità organizzative e progressivi  disturbi di linguaggio e deficit visuo-spaziali.

Nello stadio medio-grave della malattia vi sono sintomi come l’apatia, il ritiro dalla vita sociale, la disinibizione, l’agitazione e disturbi psicotici etc.

Tale malattia è caratterizzata dalla presenza di placche amiloidi nel tessuto cerebrale con conseguente perdita delle funzioni cognitive .

Morbo di Parkinson

Dopo la malattia di Alzheimer, quella di Parkinson è la malattia neurodegenerativa più diffusa. Essa è  causata dalla perdita delle cellule nervose della  substantia nigra cerebrale che produce  dopamina, un neurotrasmettitore che agisce sulle  diverse aree del cervello responsabili del controllo e della coordinazione dei movimenti. Quando tali cellule nervose sono danneggiate, i livelli di dopamina nel cervello si riducono e le aree che regolano i movimenti del corpo non funzionano più correttamente, causando il rallentamento e la mancanza della coordinazione dei movimenti.

Questa perdita di cellule nervose è un processo che avviene lentamente e i sintomi della malattia di Parkinson si manifestano quando si è verificata la perdita di circa l’80% delle cellule nervose della substantia nigra. Le cause non sono ancora note, ma si ipotizza che alla base della perdita delle cellule nervose contenenti dopamina vi sarebbero molteplici fattori che, interagendo tra loro, potenziano la disfunzione neuronale (ipotesi multifattoriale).

Principali sintomi

  • Depressione
  • Ansia
  • Disturbi del sonno
  • Movimenti involontari di una o più parti del corpo (tremore) che aumentano con l’ansia
  • Lentezza dei movimenti (bradicinesia)
  • Rigidità muscolare
  • Disturbi dell’equilibrio
  • Riduzione o perdita della capacità di sentire gli odori

Terapia

I medicinali maggiormente usati sono: L-dopa, agonisti della dopamina, anticolinergici, amantadine, selegiline, Comt-inibitori etc.

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Presso il nostro Studio è possibile seguire i pazienti affetti da queste patologie fin dall’inizio della sintomatologia, mettendo in atto tutti i presidi  diagnostici e terapeutici necessari per affrontare, nel modo migliore, questo tipo di malattie.

In particolare l’approccio ai pazienti segue questo iter diagnostico/terapeutico

– Visita neurologica

– Visita posturologica

– Visita psicologica

– Indagine neuropsicologica

– Test kinesiologico per prescrizione di farmaci tradizionali o omeopatici.

 

 

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