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Come si esegue una seduta di TENS

Come si esegue una seduta di TENS

Un buon apparecchio Tens deve poter erogare una gamma di frequenze comprese tra 2Hz e 140Hz, con la possibilità di impostare la frequenza più idonea per il tipo di dolore accusato.
L’apparercchio utilizzato è un generatore di corrente, spesso alimentato da batterie, meno frequentemente dalla rete elettrica. La trasmissione degli impulsi viene assicurata da elettrodi sempre in numero pari (2 – 4 – 6) delle dimensioni di 9 – 12 cm2 che vengono applicati alla cute del paziente con un gel conduttore, mentre meno efficaci risultano gli elettrodi autoadesivi per una maggiore dispersione.

Le placche possono avere polarità diversa, il negativo viene sempre posto sui punti dolorosi; nel caso di apparecchiature ad erogazione bipolare tale accorgimento non serve.

Il trattamento consiste nel fare circa 15-20 giorni di terapia con applicazioni giornaliere di almeno 50-60 minuti, utilizzando le frequenze più idonee in base al tipo di dolore: acuto, saltuario o cronico.

La durata può variare da 20 a 500 microsecondi, come pure è variabile la frequenza che va da un minimo di 5 ad un massimo di 150 Hertz.

Un fattore da tenere in considerazione durante la terapia è l’intensità della corrente degli impulsi; il paziente deve avvertire una costante sensazione di formicolio piacevole che deve essere mantenuta per tutta la durata della seduta.
Per fare questo si deve agire regolando l’intensità di stimolazione degli impulsi per evitare una sorta d’accomodazione per assuefazione allo stimolo elettrico (scomparsa del formicolio).

Bisogna evitare di aumentare troppo l’intensità della corrente perché c’è il rischio di provocare minime contrazioni muscolari, compromettendo in tal modo i risultati.

Esistono in commercio nuove apparecchiature dove tale accorgimento non è necessario per la presenza di un modo d’emissione detto “random”.

Le placche hanno polarità diversa: la placca negativa viene sempre posta sul punto da cui parte il dolore, mentre quella positiva deve essere posizionata all’estremità della zona dove il dolore si irradia.

Dolore acuto:

Per combattere i dolori acuti conviene iniziare con la frequenza più alta (140 Hz) per circa 10 minuti, poi una volta attenuato il dolore, proseguire per tempi di 10 minuti ciascuno in successione con le frequenze più basse (80Hz, 60Hz, 40Hz, 20Hz e 2Hz) che prolungheranno l’effetto analgesico anche per 1-2 giorni.

Dolore saltuario:

Nel caso di dolori saltuari è preferibile iniziare con le frequenze di 80 Hz o 60 Hz per poi passare alle più basse fino ai 2 Hz anche quando il dolore è scomparso; in questo modo il dolore non ricomparirà per circa una settimana o più.

Dolore cronico:

In presenza di dolori cronici potrebbero servire più applicazioni prima di ottenere la scomparsa del dolore. Si consiglia quindi di iniziare con applicazioni lunghe di almeno 1 o 2 ore usando le frequenze medie e basse in successione per tempi di almeno 20-30 minuti ciascuno per i primi 2-3 giorni di terapia, per poi proseguire con applicazioni di almeno 1 ora al giorno.

Una volta scomparso il dolore, proseguire con applicazioni giornaliere o saltuarie (secondo le esigenze) di mantenimento di circa 30/40 minuti usando le frequenze più basse di 20 Hz e 2 Hz.

Tecniche di esecuzione:

“Trasversale” dove la zona dolorosa è compresa tra le due placche.

”Trigger point” si applica l’elettrodo negativo su di un “Trigger point” (punto grilletto: punto da cui parte il dolore) ed il positivo in una zona adiacente, detta “TARGET AREAS” (zona dove il dolore si irradia).

“Longitudinale”, consiste nel posizionare l’elettrodo negativo sulla colonna lateralmente al processo spinoso, sede di ingresso della via afferente che conduce lo stimolo nocicettivo, ed il positivo in modo tale che tra i due sia compresa la zona dolorosa.

I punti di contatto degli elettrodi a livello cutaneo vanno detersi e disinfettati, e l’eventuale presenza di peluria riduce il passaggio dell’impulso elettrico.

Naturalmente gli impulsi elettrici potrebbero interferire negativamente su apparecchiature quali Pace-maker.

Particolare attenzione deve essere posta in soggetti con Turbe del Ritmo cardiaco.

Naturalmente l’effetto viene amplificato se a tale metodica si associa un trattamento masso o fisiokinesiterapico adeguato.

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