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- Le prime testimonianze sull’uso delle piante, risalgono a varie migliaia di anni prima di Cristo e sono riportate in alcuni testi sacri indiani, dove vengono elencate oltre cinquecento piante di accertata qualità curativa. La  sapienza delle piante che guariscono,  dall’India, raggiunse l’Egitto dove si faceva gran uso di droghe vegetali e la cui preparazione era affidata a sacerdoti. Lentamente il loro uso  è uscito dal campo delle semplici intuizioni, speculazioni, nozioni fondate su credenze religiose e, nell’Ottocento, è stata definita in modo autorevole la base scientifica della fitoterapia nel campo delle ricerche botaniche con classificazione delle piante data dal naturalista svedese Linneo. In questo modo la botanica potè essere considerata una vera e propria scienza che oggi viene definita Farmacognosia che si divide in:

a) Farmacoergasia (studia raccolta, conservazione e preparazione  delle  erbe medicinali).

b) Farmacobotanica (si occupa delle caratteristiche botaniche macro e microscopiche delle droghe vegetali già essiccate).

c) Botanica farmaceutica ( si occupa della morfologia e fisiologia delle piante).

d) Farmochimica ( si occupa deie principi attivi contenuti nelle piante e dei processi vitali che ne determinano la formazione nell’intima struttura dei tessuti e dei vari organi vegetali).

-  E’ ormai accertato che nelle piante esistono dei principi attivi di origine vegetale che sono delle sostanze  prodotte dal metabolismo cellulare delle piante e che intervengono sul metabolismo dell’uomo svolgendo vere e proprie azioni farmacologiche.

- E’ stato dimostrato, inoltre, che l’azione di principi attivi delle piante, è dimostrata più valida rispetto ai risultati che si ottengono da cure praticate con gli stessi principi attivi una volta estratti dai tessuti vegetali; questo testimonia che l’azione dei principi attivi purificati, è inferiore a quella esercitata dagli stessi principi attivi allo stato originario, perché la pianta rappresenta una specie di unità curativa nella quale i singoli principi attivi costituiscono un insieme terapeutico che viene definito Fitocomplesso. In esso i singoli principi attivi si legano e si influenzano vicendevolmente grazie alla presenza di molecole vegetali che, nel processo di purificazione attuato per isolare i diversi principi attivi, si disperdono inevitabilmente.  Quindi  il potere terapeutico delle piante non risiede nella presenza dei vari principi attivi, ma nella composizione del fitocomplesso che caratterizza ogni singola specie. Ogni principio vegetale deve essere  analizzato sotto il profilo chimico-farmacologico ed anche sotto quello energetico, inteso come natura e sapore. Non si sceglierà quindi un rimedio antiastenico in modo sintomatologico, ma rapportando il rimedio ad una determinata costituzione e ad un particolare squilibrio energetico. Le proprietà delle piante  sono dovute anche alle quattro nature (calda, tiepida, fresca, fredda)  e ai cinque sapori (acido, amaro, dolce, piccante e salato).

- Secondo questi concetti, quando c’è freddo bisogna riscaldare con erbe calde; quando c’è caldo, raffreddare con erbe fredde. Esistono anche erbe che sono neutre o equilibranti che non modificano il rapporto bilanciato tra lo yin e lo yang, capaci di armonizzare ed equilibrare l’energia tonificare il sangue e pacificare lo spirito.

In fitoterapia si possono utilizzare:

1) Polveri: preparati ottenuti a partire da piante essiccate che vengono sottoposte ad un processo di polverizzazione diverso da caso a caso in base alla natura della sostanza; esse  contengono tutto ciò che e' presente nella pianta di origine.

2) Oli essenziali o Essenze:
Essi si ottengono in tre diversi modi:
a) distillazione in corrente di vapore ( viene usata sia la droga fresca che quella secca).
b) spremitura: si usano appositi torchi quando l'olio essenziale è in grande quantità.
a) estrazione con solventi oleosi o volatili: si usa questo metodo quando la quantità di olio essenziale presente nelle droga è piccola.

3) Estratti:

- Sono delle forme farmaceutiche che si ottengono per evaporazione parziale o totale di soluzioni ottenute esaurendo le droghe secche, con solventi, idonei ad estrarre i principi attivi.
In base al tipo di solvente utilizzato gli estratti di distinguono in:
a) acquosi ( il solvente di estrazione è l'acqua ).
b) idroalcolici ( il solvente di estrazione è l'alcool etilico diluito )

c) alcolici ( il solvente è l’ alcool puro )
d) eterei (il solvente  è l’ etere etilico )

 


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